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In un'epoca di Tv digitale, in cui possiamo scegliere tra centinaia di canali che hanno una programmazione apparentemente varia, fa quasi sorridere parlare di TV locali.

In realtá, le Tv locali sono sempre state, fin dall'inizio del loro avvento, una grande ricchezza anche per la cosiddetta Tv nazionale. Le TV locali nascono negli anni Settanta: dapprima ritenute illegali da una pronuncia della Corte costituzionale risalente al 1960, furono successivamente legittimate, da due pronunce -sempre della Corte costituzionale- una risalente al 1974, che consentí le trasmissioni locali via cavo ed una del 1976, che consentí le trasmissioni di Tv cosiddette private, anche via etere, purché in un ambito esclusivamente locale. Questa seconda pronuncia é sicuramente quella piú importante, in quanto dettava i principi che disciplinavano la trasmissione di canali in ambito locale e sostanzialmente metteva fine al monopolio della Rai. Con la legalizzazione, le Tv locali aumentano a dismisura: se negli anni Sessanta Telebiella, la Tv di Giuseppe Sacchi, era stata un vero pioniere in patria, tanto da suscitare la pronuncia del 1960, che aveva sostanziamente ribadito il monopolio dei canali Rai, con la successiva legittimazione si assistette ad una vera e propria moltiplicazione dei canali. Il successo di queste TV era spesso dato dal fatto di essere piú vicine al pubblico, per numerosi aspetti, rispetto alle TV nazionali: nell'ambito locale, infatti, era facile trovare programmi in dialetto, piuttosto che trasmissioni improntate a far conoscere ed approfondire le tradizioni del posto. Vera Tv simbolo, per l'epoca inziale, fu Antenna 3, rete locale lombarda, che aveva un discreto seguito. Alla fine degli Anni Settanta, la situazione era estremamente variegata e, sebbene nel Nord Italia le TV locali avessero un ambito piú radicato, anche il Sud della penisola iniziava ad avere una forte identitá locale, con canali tipo Telenorba, che, a cavallo di Puglia, Basilicata e Nord della Calabria, assumevano un rilievo sempre maggiore e soprattutto sempre piú decontestualizzato da un ambito strettamente locale. Il caso piú eblematico e conosciuto resta, comunque, quello di Telemilano: canale nato nell'ambito locale milanese, riuscí a conquistare parti sempre maggiori di territorio, rilevando le frequenze di Tv locali minori che, dopo l'niziale successo, avevano dovuto fare i conti con il bilancio e dichiarare fallimento. La furbizia del suo patron fu quella di unificare le varie reti, trasmettendo gli stessi programmi in contemporanea. Si giunse, cosí, ad una sorta di programmazione nazionale parallela a quella della RAI, che fu legittimata solo nel 1984: stiamo naturalmente parlando degli albori della Fininvest, che attualmente é nota come Mediaset e il patron era, naturalmente, Silvio Berlusconi. Attualmente, invece, le Tv locali si sostentano sempre con la pubblicitá, ma hanno fermato la loro evoluzione, forse stroncate dall'avvento del digitale, sulle cui frequenze solo pochi canali locali hanno fatto capolino. Le reti piú seguite restano quelle orientate verso il calcio, come i noti talk show di Telelombardia. Bisogna attendere cosa accadrá in futuro: se, cioé, le TV locali salianno sul treno del digitale o se si spegneranno definitivamente.

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